Le preoccupazioni notturne nemiche del sonno: come affrontarle

Di: Elena F. - Aggiornato il: 05-11-2017 alle 10:46 am

Quando siamo preoccupati per qualcosa è difficile prendere sonno. Durante il giorno siamo talmente impegnati da non averne il tempo, mentre appena spegniamo le luci e appoggiamo la testa sul cuscino i pensieri prendono il via libera. Che si tratti di un esame il giorno dopo, l’attesa per una risposta  di lavoro o un problema di salute proprio o di una persona cara, è esperienza piuttosto comune che le preoccupazioni siano nemiche del sonno. Dormire poco e male rovina anche le nostre giornate: siamo stanchi, irritabili, distratti.

Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi sporadici che si risolvono non appena l’evento preoccupante si risolve.
In caso contrario, cosa possiamo fare per allontanare le preoccupazioni notturne e tornare finalmente a dormire?

  • Non imponiamoci di smettere di pensare. Ripetersi di non fare una cosa non fa altro che ricordarcela. Adesso vi dirò di non pensare a un elefante rosa che entra in una cristalleria su un monopattino giallo. A cosa avete pensato? Ecco, quando ci diciamo di non pensare a qualcosa, la pensiamo più intensamente di prima.
  • Quante probabilità ci sono che l’evento negativo accada? La nostra mente è in grado di produrre scenari molto fantasiosi e noi ne siamo i principali sceneggiatori. Alimentiamo le preoccupazioni con film a dir poco surreali e finiamo col passare una notte in bianco a causa di eventi che potrebbero non verificarsi mai. Perlomeno preoccupiamoci per qualcosa di concreto e reale.
  • Preoccuparsi cambia il corso degli eventi? Ci sono situazioni che non siamo in grado di controllare. Passare una notte in bianco non farà arrivare prima quella telefonata che aspettiamo tanto. Se invece possiamo farci qualcosa, sarà meglio ripensarci di giorno con maggior lucidità e concentrazione. Quindi dormire bene e riposarci è il primo passo.
  • Cambiamo sceneggiatura. Anziché prefigurarci scenari apocalittici, usiamo la nostra fantasia per produrne di positivi e piacevoli. Pensiamo a quanta energia dissipiamo per scrivere quei copioni così catastrofici: non sarebbe meglio usarla per qualcosa di meglio? Soprattutto alla vigilia di un esame, pensare che le cose andranno bene ha una funzione rilassante per la notte ed energizzante per il mattino seguente. Al contrario, più pensiamo che le cose andranno male, più è probabile che il nostro pessimismo le faccia finire male veramente.
  • Mettiamo le preoccupazioni in una scatola. Se proprio non possiamo fare a meno di preoccuparci, cerchiamo di farlo alla luce del sole. Proviamo a visualizzarci mentre riponiamo i pensieri negativi in una scatola e la chiudiamo a chiave fino al giorno dopo. Appuntiamoci mentalmente l’ora in cui saremo abbastanza liberi per riaprire la scatola e appoggiamo la chiave sul comodino. Così facendo non stiamo negando l’esistenza del problema ma lo stiamo rimandando a un momento preciso: la nostra mente non si sentirà in colpa e sarà libera di rilassarsi.
  • Seguiamo una corretta igiene del sonno. A maggior ragione in questi casi, atteniamoci alle buone pratiche per un’adeguata routine del sonno. Prendiamoci cura dell’ambiente in cui dormiamo e di noi stessi. Evitiamo di dormire in un ambiente caotico, ricco di stimoli e disturbante. Dedichiamo la serata ad attività rilassanti e non colpevolizziamoci se non riusciamo ad addormentarci subito. Ostinarsi serve solo ad agitarsi di più. Meglio alzarsi, andare in un’altra stanza e riprovare più tardi.

Queste indicazioni sono utili nella maggior parte dei casi. In presenza di un disturbo prolungato e più profondo, invasivo non solo della qualità del sonno ma anche del proprio benessere psicofisico generale, è bene ipotizzare un consulto con uno psicologo. Lo specialista saprà compiere una valutazione più precisa e fornire risposte specifiche.

Dott.ssa Caterina Laria

Foto: masha_k_sh  CC / (BY-NC-ND)

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