L’Effetto placebo del credere di aver dormito bene

Di: Elena F. - Aggiornato il: 07-11-2017 alle 2:42 pm

Al giorno d’oggi dormire bene e’ diventato sempre più un’impresa difficile. Lasciamo stare per un attimo la scelta del materasso, oggi voglio parlarvi dei delicati meccanismi che regolano la nostra mente e di come l’ottimismo e la positività possano effettivamente migliorare la qualità della vostra vita. Come i miei lettori ed amici sanno, le mie due grandi passioni sono la psicologia e tutto quanto attiene il sonno ed il dormire bene. Confesso di leggere molto riguardo a questi temi, ma a volte mi accade ancora di scoprire delle cose che mi stupiscono. Beh, per farla breve l’altra sera un amico psicologo mi ha inoltrato un articolo apparso sul Journal of Experimental Psychology.

L’articolo in questione (ecco il link per che volesse approfondire: “Placebo Sleep Affects Cognitive Functioning“) descrive un esperimento dei ricercatori del Colorado College che hanno studiato gli effetti sulle persone del sentirsi dire di aver dormito bene – quello che chiamano “il sonno placebo”. Per capire meglio di cosa si tratta, vedremmo brevemente come e’ stato condotto l’esperimento e poi ci soffermeremmo su quelle che sono state le conclusioni dell’equipe americana.

La metodologia utilizzata per l’esperimento e’ la seguente. E’ stato preso un campione di studenti del Colorado College. E’ stato chiesto loro di dare una valutazione – su una scala da 1 a 10 – di quanto bene avessero dormito la notte precedente l’esperimento. Dopo il test al campione in questione e’ stata tenuta una breve lezione sugli effetti della privazione di sonno sulle funzioni cognitive. Durante questa breve presentazione al campione e’ stato detto che gli adulti in media spendono dal venti al venticinque percento del tempo in cui dormono nella fase R.E.M. (Rapid Eyes Movements). E’ stato pure detto loro che un’insufficienza di fase R.E.M. comporta un peggioramento delle performances durante gli esami ed i compiti in classe e che chi spende più del venticinque percento del proprio sonno nella fase R.E.M. generalmente ha prestazioni migliori durante tali esami.

L’esperimento quindi prevedeva che i partecipanti fossero collegati ad attrezzature mediche per la misurazioni di pressione arteriosa, onde celebrali e ritmo cardiaco (anche se in effetti lo scopo era puramente quello di misurare le onde celebrali). La spiegazione datagli fu che queste misurazioni avrebbero consentito di determinare quanto tempo avessero dormito nelle fase R.E.M la notte antecedente al test. In questo momento i ricercatori stavano “mentendo”, ma tutto questo era parte dell’esperimento in atto. Ad ogni partecipante fu quindi comunicato l’esito della “falsa”rilevazione. Ad alcuni fu comunicato che la notte precedente avevano dormito il 16,2% del tempo in fase R.E.M., ai restanti fu detto che questa percentuale raggiungeva il 28,7%. Secondo l’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale, al campione fu quindi chiesto di completare un test il cui scopo era di “misurare la velocità e le abilita’ maggiormente affette dalla privazione del sonno”.

I partecipanti a cui era stato comunicato di aver dormito meglio della media, hanno svolto il test meglio di quelli a cui era stato comunicato di aver avuto un sonno peggiore. Le conseguenze del credere di aver dormito bene sulle nostre abilita’ sono quindi sostanziali e scientificamente provate. Se siamo convinti di aver dormito bene il nostro cervello performerà meglio che se crediamo di non aver dormito a sufficienza. Estendendo i risultati di questo studio alla nostra realtà quotidiana ritengo che quelli di noi che spesso si lamentano di quanto stanchi sono e quanto poco hanno dormito effettivamente si sentiranno più stanchi e avranno un calo delle proprie abilita’ cognitive. Un motivo in più per iniziare la giornata con ottimismo e spirito positivo, anche se magari non ci sentiamo troppo in forma. Come si dice: “sorridi che il mondo ti sorride!”